
La preparazione delle varie componenti
Il materiale grezzo raccolto va utilizzato prima che secchi del tutto e il tempo di "scadenza" dipende dall'umidità relativa alla stanza o baracca in cui li tenete e sopratutto non va scortecciato per prolungare la conservazione.
La preparazione del materiale, quindi parliamo dei tappazzi, pavide, vinchi, fedo e manigge, è la parte più importante e difficoltosa dell'interno processo: si può esser bravi quanto si vuole a intrecciare un cesto, ma se non si parte da un buon materiale, spaccato e preparato secondo tutti i crismi, il risultato non sarà mai ottimale.
I problemi più tipici che si possono incontrare a causa del materiale mal preparato sono rotture degli elementi (per la legge di Murphy, rimando all'inizio della pagina, i problemi si verificheranno sempre nei punti più difficili quali angoli e bordo...), una eccessiva rigidezza del cestino il che comporta che la forma sia tutta sbilenca (la classica cavagna storta!).
Questo passaggio del cestino quindi è il più critico dell'intero procedimento e richiede moltissima manualità e coordinazione occhi, mani e piedi.
Purtroppo è molto complicato spiegare a parole il processo, figuriamoci per iscritto! Comunque ci proviamo...
Innanzitutto elenchiamo i componenti del cestino che bisogna realizzare:
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Pavide: sono i montanti che vanno a costituire la base del telaio del cestino, sono i componenti più larghi e spessi, prese di misure adatte;
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Fedo: costituiscono l'intreccio delle pareti e passano attraverso i montanti;
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Vinchi: vengono inseriti sulla sommità del cestino e formano l'intreccio del bordo, sono di forma all'incirca cilindrica;
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Tappazzi: formano il fondo assieme alle pavide e rappresentano un elemento di irrigidimento del fondo molto importante per evitare che il cestino sotto i carichi possa torcersi.
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Maniglie, manigliette: bastoni di varia lunghezza trattati in modo opportuno per formare le prese del cestino.
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Cinghie: se il cestino è del tipo "da funghi" è molto pratica una cinghia per inerpircarsi sulle rive.
Il primo passo consiste nel scegliere i bastoni che dovranno esser trasformati nei componenti del cestino, quindi ad esempio si prendono i bastoni più lunghi e belli per i montanti e quelli a diametro più costante possibile per i vinchi.
Per le manigge, si prendono i bastoni più flessibili e più simili alla lunghezza giusta.
Una volta scelto un bel mucchietto di bastoni inizia il bello: l'operazione di spacco del bastone.
'ndumma a sciapè dui bastuggni va!
(Andiamo a spaccare due bastoni va! cit. nonno)
Lo spacco dei bastoni richiede molta pratica e una buona sensibilità della mano: per capire quando si è diventati capaci a spaccare un bastone a mano si deve riuscire ad ottenere due metà identiche dello stesso ruggio a occhi bendati.
A differenza di chi, più fortunato, ha ereditato o ha comprato una "macchina per spaccare la roba" (cit. nonno), io eseguo la spaccatura manuale "a freddo" di ogni singolo bastone. I vantaggi sono un miglior controllo della qualità e un lavoro più "autentico", in vero stile tempi antichi!
Breve excursus: la macchina per spaccare i bastoni era molto utilizzata nelle cesterie, anche in quelle dove ha lavorato mio nonno. La macchina era formata da due rulli, alimentati elettricamente in rotazione contrapposta, i quali tiravano a sè i bastoni, spingendoli contro una lama molto affilata che esegueva uno spacco in metà del bastone. Il materiale utilizzato in questo procedimento deve esser di dimensioni adeguate a non farsi sbriciolare, quindi generalmente i listelli che si ottengono sono più larghi.
Per poter spaccare a macchina, serve un bel fuoco che scaldi i bastoni rendendoli più lavorabili e morbidi. Per questo motiva la spaccatura si dice "a caldo".
Utilizzando un coltello affilato si incide la punta del bastone, realizzando un taglio obliquo nello stesso, per creare la prima vena lungo il quale si eseguirà lo spacco.

Ci si siede su una cadrega e si posizionano i piedi sul bastone per tenerlo fermo al terreno: se siete destri a scrivere, si mette il sinistro sopra alla parte ancora integra, il destro lo si infila nella vena che si è appena creata, viceversa se siete mancini; con la mano sinistra si tiene il bastone nella parte centrale compresa tra i due piedi e con la mano destra si solleva il mezzo bastone quel tanto che basta da far avanzare la vena: si tira pian piano fino ad ottenere l'assestamento della vena e poi, sempre adagio si procede a dividere a metà il bastone. [FOTO]
Si sono ottenuti grossomodo due mezzi cilindri, sui quali si ripete la procedura fino ad ottenere due quarti di cilindro: il bastone è stato spaccato in 4, dai quali si otterranno 4 scrusci.
Segue il lavoro di lisciatura: il procedimento è simile ad un piallaggio ma eseguito con un cavalletto, chiamato Haribo (vedi strumenti e foto in basso) e interamente a coltello, a stretto contatto col legno.
Questa fase del lavoro è delicata e difficile quanto la prima, se non di più: si posiziona il ruggio spaccato e si procede a lisciarlo dai due lati fino ad ottenere un listarello, chiamato in gergo scruscio.

Serve moltissima pratica prima di riuscire ad ottenere un prodotto finito decente, che abbia per tutta la lunghezza la medesima rigidezza, che non sia troppo mollo o troppo "di materiale" (cit. Nonno).
Finita la fase di lisciatura, che richiede in genere molto tempo a causa del lavoro certosino che occorre eseguire per ogni scruscio, si finisce con la pulizia finale a coltello per eliminare la corteccia dai due lati.
Nota bene: un bravo cestaio svolge praticamente in modo automatico questa operazione e i tempi necessari per preparare il materiale lisciato, in quantità sufficiente per un singolo cestino può raggiungere facilmente il paio d'ore. E poi la gente si stupisce se dico che ci va praticamente un giorno per ogni cestino!
A questo punto non resta che raggruppare i vari elementi in fascine e conservare/utilizzare il materiale appena preparato. Una volta spaccato il materiale può comodamente seccare senza dar problemi: per rinvenire la malleabilità degli scrusci è sufficiente una bella bagnata d'acqua per ristabilire il grado di umidità necessario.