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Un pò di storia...
Le prime testimonianze della produzione di cesti risalgono al neolitico, l'intreccio di fibre vegetali, probabilmente tra le prime opere di artigianato, precede e prepara la nascita della tessitura. Anche se i reperti sono scarsi, per la difficoltà di conservazione dei materiali, la produzioni di cesti era già presente in Asia Minore nel IX millennio, testimonianze risalenti al 7000 a.C. a Shanidar, Irak; al 6000 a.C. Jarmo, Irak e all'8000 a.C. Çatal Hüyük, Turchia; nella grotta Santa Croce di Bisceglie in Puglia è stato rinvenuto un manufatto ad intreccio antecedente al 6555 a.C. (Wikipedia).
La realizzazione di cesti e cestini in passato non fu una forma di arte come oggi, atta a creare un oggetto utile e al contempo piacevole alla vista: lo scopo principale era consentire una maggior capacità di trasporto, in mancanza di tecnologie più avanzate, nate solo con l'avvento della tessitura qualche millennio più avanti fino all'avvento dei materiali plastici.
Le prime forme furono probabilmente di forma molto semplice, ottenuti da un'intreccio di materiale di fortuna naturale quali sterpaglie, foglie e cortecce, che consentiva agli uomini primitivi di raccogliere con maggior facilità un quantitativo maggiore di frutti e oggetti.
Con il progredire dello sviluppo di utensili in grado di lavorare il legno, l'arte cestaia si è maggiormente raffinata col tempo, permettendo la realizzazione di prodotti via via più evoluti e resistenti, creati a partire da moltissimi materiali differenti, fino a giungere alle più disparate forme conosciute.
I prodotti realizzabili sono moltissimi e dipendono sostanzialmente dal materiale e dalla tecnica imparata: esistono così i classici cesti di vimini che sicuramente avrete visto almeno una volta nella vita, ottenuti dall'intreccio del vimini (ovvero il piccolo ramo del salice, di colore giallo/arancione, molto diffuso lungo i corsi d'acqua), i cesti di castagno (ottenuti dall'intreccio di listarelle di legno, gli scrusci, estratte tramite tecniche particolari, di cui vi parlerò, dai ruggi di castagno) e molti altri ancora.
In tempo più moderni, non così distanti dai giorni nostri (si parla di non più di 70 anni fa), il mestiere del cestaio era ancora molto diffuso nelle lande contadine: le "fabbriche" dell'epoca erano le cesterie.
Questi laboratori dell'epoca erano sostanzialmente dei capannoni o dei caseggiati, spesso ricavati da vecchi fienili, nei quali lavoravano diverse persone: a Carcare, piccolo paese della Valbormida in provincia di Savona, allora ancora in forma di minuscolo borgo rurale, si contavano ben tre cesterie, ma altre erano presenti nei paesi vicini.
In questa parte della Valbormida, la diffusione così accentuata era favorita da una incredibile presenza di un rigoglioso suolo boschivo e di un legno molto apprezzato dai cestai locali: il castagno europeo di cui parleremo più approfonditamente nella sezione apposita di questo sito.
I cesti prodotti in cesteria erano principalmente destinati a fornire le aziende agricole di molte regioni d'Italia: mio nonno, il quale lavorò per molti anni in questo capo, mi raccontò delle migliaia di ceste da campagna realizzate presso la cesteria del signor Citterio (non c'entrano i salumi...), per la raccolta di carciofi in Sardegna e per la vendemmia delle Langhe, zona caratterizzata da una notevole percentuale di vigneti.
La produzione era molto spinta: un lavoratore di queste cesterie era in grado di produrre fino a 30 ceste al giorno. Risultati simili in tempi così brevi erano possibili grazie a particolari macchinari, ormai andati perduti o in disuso, in grado di sciapare (spaccare) i bastoni e tronchi fino ad ottenere un prodotto semilavorato da piallare: questa operazione, detta lisciatura, consente di ottenere migliori caratteristiche di lavorabilità e aspetto ed era eseguita da appositi addetti, permettendo ai cestai di lavorare a pieno regime.
Il lavoro in cesteria, sempre secondo i racconti di mio nonno, era molto stancante ma di grande soddisfazione e consentiva inoltre l'instaurarsi di una politica di protezione e manutenzione del bosco: infatti la raccolta del materiale permetteva la pulizia delle piante dai rami più giovani che sarebbero inevitabilmente seccati col tempo, soppressi dalla pianta principale. Il taglio boschivo per la fornitura di materiale avveniva in modo intelligente, andando ad operare solamente nelle zone visitate dal periodico taglio della legna, necessario a fornire legna da ardere, allora unica fonte di riscaldamento: il motivo principale era dato dalla necessità di utilizzare materiali relativamente giovani.
Inoltre, essendo il legno un materiale naturale e rinnovabile, la produzione dei cesti era pure un'attività ecologica: gli scarti, sottoforma di truccioli di legno, erano utilizzati dagli stessi cestai per inviscare il fuoco facilmente e scaldarsi in inverno.
Nei tempi più moderni, con sviluppo di materiali sintentici, i cestini in materiale naturale sono andati via via scomparendo, in quanto i materiali plastici sono indubbiamente più economici e di facile realizzazione.
Ecco che le ceste, realizzate da esperte mani artigiane per millenni, vennero soppiantate dalle meno pregiate cassette di plastica. Con la minor richiesta di prodotti alle cesterie, questi laboratori caddero lentamente verso la chiusura e il mestiere del cestaio iniziò a scomparire.
Almeno fino al 2010 quando un giovane cestaio, interessato dall'arte antica e misteriosa del nonno, non ha avuto
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