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Correvano gli anni '30.

 

Mio nonno, Delfino Emilio (detto il castagnau), allora un bambino, viveva in una casa nei boschi di Pallare. A quel tempo le occasioni di svago erano ben altre rispetto ai giorni nostri... ci si divertiva davvero con poco e si passava molto più tempo all'aria aperta.

Finita la scuola media, notevole traguardo per i ragazzi dell'epoca in quanto spesso i giovani venivano mandati a lavorare molto presto per portare a casa la "micca" (pagnotta), Emilio iniziò subito a lavorare sodo: tra il taglio dei boschi, raccolta delle castagne, campi da coltivare, il lavoro non mancava!

Un tempo l'alta valle Bormida era un enorme campo di grano: case, palazzi, centri commerciali, fabbriche.. non esisteva nulla di tutto ciò. La ricchezza dei paesi rurali stava nelle forzute braccia degli instancabili abitanti, dediti a coltivare tutto il suolo possibile a partire dalla foce della Bormida di Pallare, fiume che ha dato il nome all'omonima valle, fino alla bassa pianura nei pressi dell'affluenza con il fiume Tanaro.

Ancora oggi, quando io e il nonno andiamo nel bosco a prendere qualche bastoncino, non passa viaggio senza sentir i racconti di come era la vallata nei tempi passati.

Il primo vero lavoro che ha permesso di guadagnare quelle poche lire al castagnau è stato il cestaio. Allora le cesterie erano un pò ovunque: ce ne erano a Carcare, a Ferrania, ad Altare.. ovunque si tagliassero i boschi per realizzare la scorta di legna, indispensabile per scaldarsi d'inverno (il gas mica c'era...) c'era un laboratorio di cestai.

Il lavoro in cesteria era pesante: ci si alzava presto la mattina e si lavorava in qualunque stagione, per tutto il giorno.

I giovani garzoni, ancora apprendisti, si svegliavano ancora prima dei cestai veri e propri, per andare ad accendere il fuoco nella stufa, sia per scaldare i freddi capannoni di legno dove si lavorava, sia per "inviscare" il forno; un tempo la produzione di cesti e cestini doveva soddisfare una richiesta enorme: arrivavano richieste da tutta la riviera ligure, dove servivano ceste per le olive, dalle langhe, dove servivano ceste per l'uva e perfino dalla sardegna, dove le ceste da campagna venivano riempite di carciofi e chissà cos'altro!

La giornata tipo iniziava quindi accendendo il fuoco e preparando il macchinario per lo spacco dei bastoni: un tempo non si andava tanto per il sottile, bisognava produrre quanto più possibile e le ceste non venivano curate come oggi. I ruggi che si prendevano erano quasi degli alberi e per spaccare il bastone e fare gli scrusci si usava un enorme macchinario elettrico, dotato di rulli e una affilata lama: un addetto al macchinario spaccava legna tutto il giorno, prendendo i bastoni precedentemente scaldati nel forno e infilandoli nelle fauci della spaccatrice.

In men che non si dica il bastone veniva spaccato in più scrusci che passavano alle mani degli apprendisti che, utilizzando un coltello a due mani (come quello che si usa ancora oggi) lisciavano grossomodo il listarello e lo passavano ai cestai.

Durante le ore di lavoro, Citterio "Il vecchio" (così chiamato da mio nonno per distinguerlo dal figlio) faceva visita allo stabilimento per fare qualche cestino ogni tanto: lui insegnò a mio nonno tutto sui cestini... o quasi. Infatti Citterio era davvero molto bravo a intrecciare, non solo castagno ma qualunque legno.

Spesso nelle feste di paese, usando un pò quello che capitava sotto mano (castagno, nocciolo, vilerci...) faceva i cappelli da regalare alla gente in quattro e quattr'otto. Ma l'apice delle sue creazioni sono state enormi "costruzioni": alla festa del "Polentone", rinominata festa di quei tempi, Citterio si presentava con grosse sculture di legno intrecciato, interamente fatte a mano.

Una volta arrivò con una enorme damigiana, fatta interamente di scrusci intrecciati, fornita di un buco per permettere ai baristi che vi erano seduti dentro di versare bicchieri di vino ai passanti. Mio nonno mi racconta ogni tanto che era talmente grande che si incastrò sotto al pontino di Carcare, una galleria posta sotto le case nei pressi del ponte romano dove tutt'ora passano comodamente macchine e furgoni per svoltare verso la strada statale.

Epiche altre creazioni gigantesche, fatte sempre intrecciando scrusci, sono state il Razzo (un missile alto quasi 4 metri), l'Aereoplano, dotato di mortaretti sparati dalla punta dal pilota (le fiamme sputate dalla bocca dei mortaretti portarono a far diventare l'aereo un falò!), e il Gallo gigante.

Poi, con la buona filosofia di allora del "tut u ven a taj, anch'i onge a spiulè l'aj" (tutto viene a taglio, anche le unghie a spellare l'aglio, letteralmente), si riutilizzavano gli scrusci in cesteria per fare altri cestini da vendere a destra e a manca.

Con un capo del calibro di Citterio e osservando il lavoro fatto dai cestai più vecchi attorno a lui, il castagnau da perfetto autodidatta, ha imparato a fare i cestini per conto proprio.

Ogni giorno, dopo l'orario di lavoro, spesso prolungato fino a sera, il castagnau nel tiepido della cantina di casa sua, si metteva a provare e riprovare a fare i cestini secondo quanto vedeva in cesteria fino ad imparare ad intrecciare autonomamente i cesti.

Quando ebbe imparato tutti i segreti dei cestai, mio nonno si mise a lavorare sodo in cesteria: ogni giorno produceva fino a 30 ceste e cestini, utilizzando la roba spaccata dalla macchina e preparandosi a mano gli orli per chiudere il cavagno. Per ogni cesto prodotto prendeva una piccola paga: 30 lire ogni cestino fatto in media, guadagnado l'astronomica cifra (per l'epoca) di 900 lire al giorno. Spesso nei racconti dei miei nonni sento ancora dire che guadagnava più a fare i cestini che quando si mise a lavorare come operaio presso lo stabilimento della famosa 3M a Ferrania, nei tempi successivi.

Successivamente negli anni, tra i lavori di consuetudine e gli svariati passatempi (orto, funghi, caccia, pesca, vendemmia, raccolta di frutta, legna... mi sento un vero pelandrone al suo confronto), il castagnau ha continuato a intrecciare migliaia di cesti e non solo: con la nascita del sottoscritto ha dovuto anche badare assieme a mia nonna al nipotino.

I miei primi approcci ai cestini sono stati puramente ludici: da bambino, rubando uno scruscio qua e la per rifornire il mio arsenale di spade e spadine (senza sapere la fatica che serviva a fare una singola striscia), iniziai ad avvicinarmi incosapevolmente a questo mondo.

Spesso mia madre mi rimproverava se rubavo al nonno le listarelle e mi esortava a riconsegnarle al nonno.

Con il raggiungimento della maggiore età e con la consapevolezza che questo patrimonio di conoscenza sarebbe un giorno andato perso, sotto consiglio dei miei genitori ho iniziato a intrecciare ogni tanto qualche parte del cestino, quasi sempre seguendo mio nonno e lavorando assieme ad un singolo cavagno.

I primi cestini che sfornavo erano molto grezzi e neanche bene in forma: solo maturando una notevole esperienza e acquisendo la giusta manualità è possibile realizzare un prodotto decente.

Le "lezioni" di intreccio si susseguivano a gite nel bosco per la raccolta del materiale, fondamentali per capire quale legno serve per fare i cestini e quale non bisogna raccogliere. L'equipaggiamento standard consisteva in un piccolissimo sierotto (accetta) con il quale tagliare i bastoncini più piccoli.

A casa, dopo moltissima pratica e fatica, sempre sotto gli attenti insegnamenti del nonno, ho imparato a preparare il materiale da me, partendo dal materiale raccolto fino ad ottenere i miei scrusci. 

Il periodo di insegnamento è durato fino a oggi, in quanto c'è davvero tantissimo da imparare e neanche mio nonno, che sono 70 anni che intreccia ceste, conosce ogni aspetto di questa arte!

La mia manualità e tecnica è andata via via ad aumentare, fino a raggiungere un livello in cui sono riuscito ad essere indipendente per tutto il cestino: fu allora che, come in una investitura regale di un cavaliere, mio nonno mi ha lasciato allora il mitico sierotto (accetta) per il taglio dei bastoni, finora adoperato solamente da lui! =)

Da allora intreccio da me il cestino e realizzo da solo tutte le varie componenti che mi servono. 

Iniziai quindi a partecipare a qualche manifestazione nei paesi vicini, sopratutto a Calizzano dove, recentemente, ho anche partecipato con una piccola intervista alla trasmissione di Geo&Geo sull'Alta Valbormida.

Altre manifestazioni sono state conferenze sui funghi e prodotti del sottobosco, nelle quali ho partecipato come ospite cestaio.

Da nonno a nipote...

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